Arte e storia
Storia

Come più in generale della Val di Sole, così anche di Pellizzano non abbiamo notizie scritte prima del secondo millennio.
Abbiamo la prima citazione nel 1211, ove si dice che "Non longe a Vico Cusillano, loco Pontesana, in via publica investivit Johannem de Gelicia nomine et vice ipsius et Bertoldi, fratris eius de Plezano" (Q. Bezzi in "Pellizzano e la sua Cassa Rurale").
Formava un'unica comunità con le frazioni di Ognano, che sembra essere il nucleo più antico, Darbi, posto in corrispondenza dell'inizio della vecchia strada per Termenago e che scomparve probabilmente per una frana, e Claiano.
Anche le odierne frazioni di Termenago e Castello le troviamo nominate per la prima volta in quel periodo.
Per meglio comprendere l'antica situazione sociale ed economica, è utile ricordare che quello che oggi è il Trentino era allora un principato, sotto la giurisdizione del Principe Vescovo di Trento. Questi era rappresentato dai Vicedòmini. La Val di Sole e la Val di Non erano sotto un unico vicedomino, il quale a sua volta esercitava il potere politico, civile e giudiziario sul popolo per mezzo dei Gastaldi (o Gastaldioni), posti a capo di territori più limitati. Grosso modo la gastaldia corrispondeva all'odierno decanato: ve ne erano infatti tre in Val di Sole e precisamente a Ossana, Malè e Livo. Quest'ultimo paese, ora considerato a tutti gli effetti appartenente alla Val di Non, era anticamente sotto la giurisdizione del gastaldione solandro ed ancora oggi non mancano gli episodi che richiamano tale aggregazione.
Il gastaldione di Ossana aveva residenza nel castello S. Michele e riscuoteva i tributi per il vescovo.
La "Regola" era il codice-base per la vita sociale del comune, come per tutti gli altri centri della valle. Purtroppo però tale prezioso documento non è arrivato fino a noi, come invece è arrivato per altri centri. Essa regolava l'uso dei vari beni: acque, legname, pascoli, boschi, ecc., e ad essa si faceva riferimento nelle non rare liti che sorgevano fra le varie comunità.
Essendo l'allevamento del bestiame l'attività economica principale, ciò dava adito a frequenti litigi inerenti soprattutto l’uso dei pascoli e delle acque per l'irrigazione dei prati. Non mancano infatti i documenti che parlano di liti fra Pellizzano e Termenago, come fra Pellizzano ed altri centri della zona, ed è interessante sapere che tali liti venivano appianate per lo più “ante ecclesiam Sanctae Mariae". Questo fatto non solo ci documenta che tale chiesa esisteva ancor prima del XV secolo, ma che la piazza antistante era considerata il centro della vita civile e sociale del paese.
È interessante, per quanto riguarda la salute pubblica, la figura del medico, il quale non percepiva un diretto compenso dai suoi assistiti. I "vicini" (così erano chiamati i censiti) erano divisi in quattro categorie a seconda del loro reddito e ogni categoria doveva contribuire in misura diversa al fondo per il compenso annuo al medico.
Tutta la normativa descritta rimase in vigore fino all'introduzione del codice napoleonico. Ma le guerre di Napoleone, oltre che nuove regole, portarono anche miseria e molte persone furono costrette ad emigrare altrove.
Sotto il fascismo, e precisamente nel 1929, il comune di Pellizzano fu integrato con Termenago e Castello a quello di Ossana, pur rimanendo sede del municipio. Dopo l'ultima guerra mondiale però, il primo agosto del 1954, riacquistò la propria autonomia, con le due frazioni anzidette, impostando la propria economia soprattutto sullo sviluppo turistico.
Un accenno merita anche il particolare dialetto di Pellizzano, che differisce non solo da quello dei paesi vicini, ma anche delle stesse due frazioni di Termenago e Castello. Dalla Lombardia giunsero a Pellizzano non solamente gli artigiani, i pittori e i decoratori, ma anche diverse altre persone operanti in altri settori, soprattutto nel commercio. Il che contribuì a formare nel luogo quasi un'oasi di linguaggio diverso rispetto agli altri paesi della valle, linguaggio che perdura tuttora nella sua caratteristica, chiaramente di inflessione lombarda.
(tratto da “Guida Turistica Pellizzano in Val di Sole” autore Cova Silvio casa editrice “La Grafica Mori”)
Sia Pellizzano che Ognano (nucleo storico di Pellizzano), affondano nell’epoca romana la loro origine: nomi che derivano dai personali latini “Pellitius” e “Aunius”, forse i veterani dell’esercito romano che ebbero queste terre in proprietà come premio dopo tante campagne vittoriose. Le prime notizie certe partono dai primi anni del XIII secolo, raccontandoci di un centro attivo dedito all’agricoltura e all’allevamento. Fu all’indomani della peste del 1347 che numerose famiglie lombarde arrivarono in paese per lavorare nelle vicine miniere di ferro della Val di Peio: da qui prese avvio un’immigrazione massiccia che ancora oggi riscontriamo nel dialetto, del tutto particolare e dai chiari tratti lombardeggianti, parlato dalla gente di Pellizzano. Il paese fu spesso utilizzato come centro strategico nelle varie guerre che coinvolsero il Trentino: ciò accadde in particolare nel corso delle guerre di successione spagnola (1700-1714) e polacca (1733-1738), durante l’insurrezione hoferiana del 1809 e infine nella prima guerra mondiale.
(tratto da www.valdisole.net autore APT Val di Sole)
Arte
Nell’alta Val di Sole, sulla destra del torrente Noce, si incontra uno degli esempi più limpidi di arte sacra del territorio: la Chiesa della Natività di Maria di Pellizzano (tel. 0463 751138). Essa è inserita in un’area urbana di notevole valore storico, risalente al tardo Medioevo ed al Rinascimento, contrassegnata da case signorili e da stemmi sopra i portali in pietra. L’edificio sacro, risalente al XV secolo, è stato decorato da generazioni successive di affrescatori (soprattutto i Baschenis, dal 1477 al 1533): sia il protiro che la parete d’ingresso sono carichi di pitture. La volta a vela e il timpano del protiro hanno affreschi di Simone Baschenis (i quattro Evangelisti, Annunciazione 1533). La parete a destra presenta lunghe monofore arcate con vetrate policrome e inferriate. La facciata, con ripidi spioventi a capanna, è caratterizzata da quattro contrafforti tardo-gotici, con l’aggiunta di un quinto sul lato della piazza. Verso il cimitero si aprono invece due finestre ogivali. L’interno è partito a tre navate, con costoloni gotici e volte sorrette da colonne in granito con bei capitelli corinzi. Nella chiave di volta di ogni campata stanno bei rosoni in pietra. La zona presbiteriale è impreziosita da un disegno a costoloni. Il nucleo più prezioso della chiesa è costituito dai cinque altari lignei, finemente scolpiti e dorati, con le loro antiche pale opera dei Bezzi, di Giovanni Battista Ramus e Simone Lenner. In testa alla navata sinistra si trova l’altare della Confraternita dei Disciplini, con un affresco di Cipriano Vallorsa (1571), che raffigura la Madonna in trono col Bambino tra i SS. Antonio e Vigilio e un gruppo di confratelli incappucciati della Disciplina, di fronte ai membri della famiglia Canacci, committente dell’affresco e dell’altare. La chiesa di Pellizzano è ricca di arredi preziosi: reliquiari, cancellate lignee (1626), Via Crucis, oltre a calici e croci astili di gran valore. Ben conservati sono anche altri affreschi: a destra di santi, il più antico ciclo trentino dei Baschenis (1470). Sulla parete sinistra si apre una cappella barocca, con stucchi e tre altari, a cui si accede da una balaustra lignea, opera matura di Simone Lenner (1626). All’esterno della chiesa, dominata dal possente campanile, dietro una deliziosa cancellata in ferro battuto, si venera la Madonnina col Bambino (opera tardo medievale), detta anche “Madonna degli annegati”: il suo culto è infiorato di molte leggende.
A sei chilometri da Pellizzano la strada conduce con alcuni tornanti al laghetto dei Caprioli di Fazzón (m. 1301 s/m), scenografico specchio d’acqua e punto di partenza per escursioni più impegnative sulle montagne circostanti.A Fazzon si può ammirare una piccola chiesetta immersa nel verde.
L’altro versante della valle, sul pendio soleggiato della catena montuosa, è sparso di villaggi assai caratteristici, collegati al fondovalle da una buona viabilità. Si incontra dapprima Claiàno, che ha una cappella ottagonale del 1700; quindi Termenàgo che vanta due chiese (una gotica, l’altra neoclassica).
Al centro del piccolo abitato di Claiano (978 m.s.l.m), s'erge la piccola chiesetta della Madonna Ausiliatrice.L'origine di questo caratteristico edificio sacro, risale al 1735 con una donazione, da parte di un devoto dì Maria S.s.ma, di un terreno dove costruire la cappella per potervi trasportare un’immagine miracolosa della santa vergine dell'aiuto, con accanto S. Sebastiano, situata in un luogo poco degno, su di un muro in rovina di una stalla nei pressi della chiesetta, la quale fu costruita nel 1737 fu poi inaugurata e benedetta non molti anni dopo.
Fu restaurata nel 1883 e decorata nel 1906 dai pittori fratelli Filzi di Cles; l’ultimo restauro risale al maggio del '62.
L'edificio è dimensioni assai ristrette, collocandosi in modo armonioso nell'ambiente rurale circostante e rappresenta l'unico caso di edificio sacro a pianta ottagonale esistente in Val di Sole. È coperta da un tetto di scandole con travatura a forma di spicchi: al centro vi si innalza una elegante lanterna, mentre dal lato che guarda verso il gruppo montuoso "Adamello-Presanella,, si erge anche un piccolo campaniletto che custodisce una preziosa campanella.
Sulla facciata principale, è da ricordare l'artistico portale di stile prettamente barocco, in pietra rossa, l'architrave è decorato da un motivo a forma di conchiglia.
Nella parte absidale, a forma poligonale, s'apre una piccola porticina che immette nella sagrestia di modeste dimensioni, costruita nell'800. L'unico altare presente nella cappella è in legno dipinto a finto marmo, esso racchiude al centro una tempera su muro, raffigurante la Madonna con bambino.
Curiosi a Termenago (1148 m) si innalzano al cielo due campanili.
La chiesa primitiva esisteva anteriormente al 1300; nel 1943 fu ridotta a teatro e nel 1957 abbattuta in parte per far posto alla strada, ora è destinata a deposito. Il campanile assai elegante, presenta due ordini di bifore, cuspide a piramide in pietra. Conserva ancora il portale della chiesa in pietra, rinascimentale e, nell’abside, il reticolo a stella con nervature in pietra. Il suo bell’altare ligneo fu trasportato al Museo del Castello in Trento. La nuova chiesa è dedicata a S. Nicolò e fu progettata dall'arch. Giuseppe Tonazzi nel 1850. È molto decorosa e sorge in centro del paese. Il suo campanile è imponente con monofore e cuspide in rame. Anche la chiesa è di notevoli dimensioni, con una facciata scandita da due lesene laterali ed evidente cornice al timpano triangolare. L’interno è a navata unica, con tre altari; il maggiore è in marmo, i laterali a sua imitazione. Vi è una Via Crucis dipinta da G. B. Dalla Torre di Mezzana. Durante la prima guerra mondiale, sul suo campanile, gli austriaci avevano posto un osservatorio per ispezionare il fronte del Tonale, i Monticelli. Sul sagrato della chiesa vecchia nel 1961 venne scoperto un monumento ai Caduti.
Intorno al paese di Termenago stanno alcuni capitelli.
Più in alto c’è il paese di Castello, con la chiesetta di S. Donato del XV secolo.
La chiesa è di stile lombardo; fu costruita nel sec. XIV, consacrata nel 1503, dedicata a S. Donato. L’edificio sacro ha il portale in pietra locale, con mano benedicente e lunetta affrescata. L’interno, a navata unica e abside costolonata, ha tre altari. L'ancona in legno intagliato e dorato contiene una pala del 1700. Contiene un altare ligneo che prima si trovava nella decanale di Ossana. Porta il segno di vari restauri, come quelli del 1683 e del 1840. Ornata da alcuni graffiti eseguiti dall’arch. Marco Martinuzzi intorno al 1940 e da tracce di affreschi del sec. XV. Addossato alla chiesa, verso monte, sta il piccolo cimitero con cappella, mentre, davanti, il sagrato permette una vista superba su buona parte della valle e dei monti circostanti, tale da dare piena conferma ai versi di Quirino Bezzi “Valle che il sole imporpora al nascer d’ogni giorno; valle che i monti cingono d’un magico contorno”.La montagna che sovrasta tutti questi paesini è splendida per visioni e per la tranquillità che riserva. Avendo tempo a disposizione, merita incamminarsi verso la Malga Monte (sul sentiero che porta alla Val di Rabbi superando il Passo Valletta di m. 2684) o verso Malga Pozze, incorniciata da cime che sfiorano i 3000 metri.
(tratto da “Naturalmente … Touring” autore APT Val di Sole)