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Territorio

La Storia

di Venerdì, 02 Maggio 2014
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Come più in generale della Val di Sole, così anche di Pellizzano non abbiamo notizie scritte prima del secondo millennio.
Abbiamo la prima citazione nel 1211, ove si dice che "Non longe a Vico Cusillano, loco Pontesana, in via publica investivit Johannem de Gelicia nomine et vice ipsius et Bertoldi, fratris eius de Plezano" (Q. Bezzi in "Pellizzano e la sua Cassa Rurale").
Formava un'unica comunità con le frazioni di Ognano, che sembra essere il nucleo più antico, Darbi, posto in corrispondenza dell'inizio della vecchia strada per Termenago e che scomparve probabilmente per una frana, e Claiano.
Anche le odierne frazioni di Termenago e Castello le troviamo nominate per la prima volta in quel periodo.

Per meglio comprendere l'antica situazione sociale ed economica, è utile ricordare che quello che oggi è il Trentino era allora un principato, sotto la giurisdizione del Principe Vescovo di Trento. Questi era rappresentato dai Vicedòmini. La Val di Sole e la Val di Non erano sotto un unico vicedomino, il quale a sua volta esercitava il potere politico, civile e giudiziario sul popolo per mezzo dei Gastaldi (o Gastaldioni), posti a capo di territori più limitati. Grosso modo la gastaldia corrispondeva all'odierno decanato: ve ne erano infatti tre in Val di Sole e precisamente a Ossana, Malè e Livo. Quest'ultimo paese, ora considerato a tutti gli effetti appartenente alla Val di Non, era anticamente sotto la giurisdizione del gastaldione solandro ed ancora oggi non mancano gli episodi che richiamano tale aggregazione.
Il gastaldione di Ossana aveva residenza nel castello S. Michele e riscuoteva i tributi per il vescovo.
La "Regola" era il codice-base per la vita sociale del comune, come per tutti gli altri centri della valle. Purtroppo però tale prezioso documento non è arrivato fino a noi, come invece è arrivato per altri centri. Essa regolava l'uso dei vari beni: acque, legname, pascoli, boschi, ecc., e ad essa si faceva riferimento nelle non rare liti che sorgevano fra le varie comunità.
Essendo l'allevamento del bestiame l'attività economica principale, ciò dava adito a frequenti litigi inerenti soprattutto l’uso dei pascoli e delle acque per l'irrigazione dei prati. Non mancano infatti i documenti che parlano di liti fra Pellizzano e Termenago, come fra Pellizzano ed altri centri della zona, ed è interessante sapere che tali liti venivano appianate per lo più “ante ecclesiam Sanctae Mariae". Questo fatto non solo ci documenta che tale chiesa esisteva ancor prima del XV secolo, ma che la piazza antistante era considerata il centro della vita civile e sociale del paese.
È interessante, per quanto riguarda la salute pubblica, la figura del medico, il quale non percepiva un diretto compenso dai suoi assistiti. I "vicini" (così erano chiamati i censiti) erano divisi in quattro categorie a seconda del loro reddito e ogni categoria doveva contribuire in misura diversa al fondo per il compenso annuo al medico.
Tutta la normativa descritta rimase in vigore fino all'introduzione del codice napoleonico. Ma le guerre di Napoleone, oltre che nuove regole, portarono anche miseria e molte persone furono costrette ad emigrare altrove.
Sotto il fascismo, e precisamente nel 1929, il comune di Pellizzano fu integrato con Termenago e Castello a quello di Ossana, pur rimanendo sede del municipio. Dopo l'ultima guerra mondiale però, il primo agosto del 1954, riacquistò la propria autonomia, con le due frazioni anzidette, impostando la propria economia soprattutto sullo sviluppo turistico.
Un accenno merita anche il particolare dialetto di Pellizzano, che differisce non solo da quello dei paesi vicini, ma anche delle stesse due frazioni di Termenago e Castello. Dalla Lombardia giunsero a Pellizzano non solamente gli artigiani, i pittori e i decoratori, ma anche diverse altre persone operanti in altri settori, soprattutto nel commercio. Il che contribuì a formare nel luogo quasi un'oasi di linguaggio diverso rispetto agli altri paesi della valle, linguaggio che perdura tuttora nella sua caratteristica, chiaramente di inflessione lombarda.
(tratto da “Guida Turistica Pellizzano in Val di Sole” autore Cova Silvio casa editrice “La Grafica Mori”)

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Sia Pellizzano che Ognano (nucleo storico di Pellizzano), affondano nell’epoca romana la loro origine: nomi che derivano dai personali latini “Pellitius” e “Aunius”, forse i veterani dell’esercito romano che ebbero queste terre in proprietà come premio dopo tante campagne vittoriose. Le prime notizie certe partono dai primi anni del XIII secolo, raccontandoci di un centro attivo dedito all’agricoltura e all’allevamento. Fu all’indomani della peste del 1347 che numerose famiglie lombarde arrivarono in paese per lavorare nelle vicine miniere di ferro della Val di Peio: da qui prese avvio un’immigrazione massiccia che ancora oggi riscontriamo nel dialetto, del tutto particolare e dai chiari tratti lombardeggianti, parlato dalla gente di Pellizzano. Il paese fu spesso utilizzato come centro strategico nelle varie guerre che coinvolsero il Trentino: ciò accadde in particolare nel corso delle guerre di successione spagnola (1700-1714) e polacca (1733-1738), durante l’insurrezione hoferiana del 1809 e infine nella prima guerra mondiale.
(tratto da www.valdisole.net autore APT Val di Sole)